Che cosa è successo alla nostra bocca durante l’estate? Parte 1: zuccheri e carie, bevande acide e salute dei denti
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Durante le vacanze non cambiano soltanto gli alimenti che scegliamo. Possono cambiare anche gli orari, la frequenza degli spuntini e il modo in cui consumiamo alcune bevande. Tè freddi industriali, bibite, succhi di frutta, granite, ghiaccioli, gelati e cocktail zuccherati possono comparire più spesso nel corso della giornata, mentre l’igiene orale può diventare meno regolare.
Questo non significa che qualche settimana di vacanza provochi necessariamente carie o erosione dentale. Può però modificare, soprattutto nelle persone più suscettibili, l’equilibrio tra gli attacchi acidi e i naturali meccanismi di protezione della bocca.
Gli zuccheri liberi comprendono quelli aggiunti ad alimenti e bevande dal produttore, da chi cucina o dal consumatore, oltre agli zuccheri naturalmente presenti nel miele, negli sciroppi, nei succhi e nei concentrati di frutta. Non comprendono invece gli zuccheri contenuti nella struttura integra della frutta intera né quelli naturalmente presenti nel latte.
Il consumo di zuccheri liberi rappresenta uno dei principali fattori alimentari coinvolti nella carie. Non significa, tuttavia, che ogni alimento dolce produca automaticamente una lesione. La carie è una malattia multifattoriale: il rischio dipende dalla quantità e dalla frequenza degli zuccheri, dalla composizione e dall’accumulo del biofilm, dalla saliva, dall’esposizione al fluoro, dall’igiene orale e dalla suscettibilità individuale.
Il biofilm dentale è una comunità organizzata di microrganismi che aderisce alla superficie dei denti. Quando alcuni suoi batteri metabolizzano gli zuccheri fermentabili, producono acidi. Il pH all’interno del biofilm diminuisce e, se queste condizioni si ripetono frequentemente o durano a lungo, può iniziare una perdita di minerali dallo smalto.
La saliva contribuisce a diluire e neutralizzare gli acidi e mette a disposizione minerali utili alla remineralizzazione. Anche il fluoro favorisce questo processo e rende i tessuti dentali più resistenti agli attacchi successivi. La carie può svilupparsi quando, nel tempo, gli episodi di demineralizzazione prevalgono sulla capacità di recupero.
Per questo non è il singolo gelato a determinare da solo il problema. È più utile osservare l’insieme delle abitudini: quante volte mangiamo o beviamo qualcosa di zuccherato, per quanto tempo lo consumiamo, quanto biofilm è presente e quanto regolarmente utilizziamo un dentifricio fluorato.
Anche il modo in cui gli zuccheri sono distribuiti durante la giornata ha la sua importanza. Un dessert consumato durante un pasto e una bevanda zuccherata sorseggiata per diverse ore non producono la stessa sequenza di esposizioni. Nel secondo caso i batteri ricevono ripetutamente nuovi zuccheri e possono generare più episodi di acidificazione.
Non è corretto affermare che la frequenza sia sempre più importante della quantità complessiva. Entrambe contano e spesso sono collegate: chi assume frequentemente alimenti o bevande dolci tende anche a consumare una quantità totale maggiore di zuccheri liberi.
Carie ed erosione dentale, però, non sono la stessa cosa. Nella carie gli acidi sono prodotti dai microrganismi del biofilm a partire dagli zuccheri. Nell’erosione gli acidi raggiungono direttamente la superficie dentale e ne favoriscono la dissoluzione chimica, senza che sia necessaria l’azione dei batteri.
Bibite gassate, bevande energetiche, tè freddi industriali, succhi di frutta, granite e alcuni cocktail possono essere acidi. Il loro potenziale erosivo non dipende soltanto dal pH, ma anche dal tipo di acido, dalla composizione della bevanda, dal tempo di contatto con i denti e dalle caratteristiche individuali della saliva.
Una bevanda può inoltre essere contemporaneamente acida e zuccherata. In questo caso può contribuire, attraverso due meccanismi differenti, sia al rischio di erosione sia a quello di carie.
Sorseggiare una bibita per tutto il pomeriggio prolunga il contatto con zuccheri e acidi e riduce gli intervalli nei quali la saliva può riportare l’ambiente orale verso condizioni più favorevoli. Anche trattenere la bevanda in bocca o farla passare ripetutamente tra i denti aumenta il contatto con le superfici dentali. È quindi ragionevole evitare di sorseggiare continuamente bevande zuccherate o acide e preferire il loro eventuale consumo durante i pasti.
L’acqua rimane la scelta abituale più semplice tra un pasto e l’altro. Non contiene zuccheri, non determina un’esposizione acida paragonabile a quella di molte bevande industriali e contribuisce alla normale idratazione.
Durante un viaggio o una giornata trascorsa fuori casa può capitare anche di lavarsi i denti più tardi, più rapidamente o di saltare qualche passaggio. Se contemporaneamente aumentano gli spuntini e le bevande zuccherate, il biofilm può rimanere più a lungo sulle superfici dentali proprio mentre crescono le occasioni di esposizione agli zuccheri.
Al rientro non serve compensare con trattamenti aggressivi, restrizioni drastiche o prodotti presentati come “detox”. È più utile riprendere con regolarità le normali abitudini di prevenzione: spazzolare accuratamente i denti due volte al giorno con un dentifricio fluorato e pulire gli spazi interdentali con lo strumento più adatto alla propria situazione.
Gli alimenti dolci possono essere consumati preferibilmente durante i pasti, evitando di distribuirli in numerosi piccoli spuntini. Bibite, succhi e tè freddi non dovrebbero accompagnarci per molte ore. Anche una maggiore regolarità dei pasti può contribuire a creare intervalli più lunghi tra un’esposizione e l’altra.
Se sono comparsi sensibilità, macchie, piccole cavità, superfici che sembrano più lisce o consumate oppure fastidio al freddo e ai cibi dolci, è opportuno valutarne la causa. Una lesione cariosa iniziale non richiede necessariamente una ricostruzione: in determinate condizioni può essere controllata con interventi preventivi e remineralizzanti. Quando invece la perdita di tessuto rende necessario ricostruire il dente, l'odontoiatria conservativa ha lo scopo di rimuovere il tessuto compromesso preservando quanto più possibile la struttura dentale sana.
La prevenzione deve essere personalizzata anche quando sono presenti ricostruzioni, protesi o impianti. Gli impianti non sviluppano carie, ma i denti naturali e i tessuti che li circondano continuano a richiedere controlli e igiene regolare. Per questo, anche nell’ambito dell’implantologia dentale a Modena, la prevenzione rimane parte integrante del mantenimento nel tempo.
Due persone con abitudini alimentari apparentemente simili possono avere livelli di rischio differenti. Quantità e qualità della saliva, assunzione di farmaci che riducono il flusso salivare, presenza di recessioni gengivali, precedenti esperienze di carie, qualità dell’igiene orale ed esposizione al fluoro modificano il quadro individuale.
Anche gli acidi di origine interna, come quelli associati al reflusso gastroesofageo o a episodi frequenti di vomito, devono essere distinti dagli acidi alimentari. In questi casi è necessario considerare anche la possibile causa medica e non limitarsi a cambiare dentifricio.
Una valutazione eseguita dal [dentista a Modena] può aiutare a distinguere una carie iniziale da un fenomeno erosivo, individuare i fattori prevalenti e proporre indicazioni proporzionate al rischio effettivo.
Qualche gelato o una bibita consumata in vacanza non spiegano da soli la comparsa di una carie. La salute orale dipende dalla ripetizione delle esposizioni e dall’equilibrio, mantenuto nel tempo, tra fattori di rischio e fattori protettivi. Il rientro terapia conservativapuò essere semplicemente l’occasione per tornare a bere soprattutto acqua, ridurre le occasioni ripetute di consumo di zuccheri e bevande acide e recuperare la regolarità dell’igiene orale.
Nella seconda parte della serie vedremo un altro aspetto dell’alimentazione estiva: il possibile rapporto tra modello alimentare complessivo, infiammazione sistemica di basso grado e risposta infiammatoria dei tessuti gengivali. È un meccanismo diverso da quello della carie e dell’erosione e richiede particolare prudenza nell’interpretazione delle prove scientifiche.
Autore
Massimo Rossi, dentista a Modena presso lo Studio Dentistico Massimo Rossi – Dental & Wellness. Si occupa di prevenzione, salute orale e approccio integrato alla cura odontoiatrica.
Zuccheri e carie: conta di più la quantità o la frequenza?
Contano entrambe. La quantità complessiva di zuccheri liberi è importante, ma esposizioni frequenti durante la giornata possono moltiplicare gli episodi di acidificazione del biofilm. Il rischio dipende anche da saliva, fluoro, igiene orale e suscettibilità individuale.
È preferibile mangiare un dolce durante il pasto o come spuntino?
IIn generale, è preferibile consumarlo durante il pasto anziché moltiplicare gli spuntini dolci. In questo modo si riduce il numero delle esposizioni e si lasciano intervalli più lunghi nei quali la saliva può contribuire alla neutralizzazione degli acidi.
Le bevande senza zucchero possono danneggiare i denti?
Se sono acide e vengono consumate frequentemente possono contribuire all’erosione dentale, anche in assenza di zuccheri. Carie ed erosione sono processi differenti: la prima coinvolge gli acidi prodotti dal biofilm, mentre nell’erosione gli acidi agiscono direttamente sui tessuti dentali.





















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